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Tentativi di misura della performance dei sistemi sanitari:
lo scenario internazionale (Oms), le health authorities britanniche
(NHS) e un invito alla riflessione sul caso italiano della conferenza
inaugurale del 9° Master in Epidemiologia dei Servizi Sanitari.
Man
mano che aumentano le risorse per i compiti che vengono affidati
ai sistemi sanitari di tutti i paesi viene spontaneo interrogarsi
che cosa si ottiene dalle risorse impiegate e quale sia la migliore
utilizzazione delle risorse disponibili per soddisfare le esigenze
dei cittadini.
La
sanità, per le sue crescenti esigenze, viene sottoposta
a scrutinio con maggiore attenzione e sono in atto diversi tentativi
di misurarne la performance. In verità, questa domanda
ha illustri precedenti storici in quanto uno dei padri della Epidemiologia
dei servizi sanitari ancora nel 1976 cercava di conoscere cosa
si otteneva, in termini di salute, dai sistemi sanitari (Thomas
McKeown "The role of Medicine: dream, mirage or nemesis").
Se
la risposta finora non ha avuto conclusioni definitive si deve
alle difficoltà che si incontrano per misurare la performance
dei sistemi sanitari. La prima difficoltà da superare è
quella che i sistemi sanitari sono talmente integrati nel sistema
socio-politico e socio-economico di un paese da essere peculiari
per quel paese e anche all'interno di uno stesso paese.
È
una situazione che gli igienisti conoscono bene: di fronte a malattie
tipicamente multifattoriali, un tumore ad esempio, con l'uso di
tecniche epidemiologiche si deve stabilire quale fattore può
assumere un valore causale, saggiarne la potenza e cercare di
prevenirlo. Anzi è un noto principio epidemiologico che
tanto più grandi sono le differenze territoriali o temporali
tra due fenomeni tanto meglio si prestano all'indagine epidemiologica.
Ed è anche una metodologia epidemiologica ricorrere ad
indicatori, facili da misurare, ed associati in qualche modo ai
fenomeni che si vuole conoscere.
Questo
avviene anche per i sistemi sanitari. Tutti coloro che sono in
qualche modo interessati ai sistemi sanitari (ricercatori, economisti,
politici) sono attenti ai tentativi che vengono fatti per valutare
la loro performance a livello locale, nazionale ed internazionale.
Ha destato interesse, in campo internazionale, il recente Rapporto
dell'Organizzazione mondiale della sanità "migliorare
la performance dei sistemi sanitari" (The World Health Report
2000. Health Systems: improving performance. WHO, Geneva, 2000),
che mette a confronto i risultati ottenuti dai sistemi sanitari
dei 191 Paesi che costituiscono l'OMS.
"Chiarendo
e quantificando gli obiettivi dei sistemi sanitari e correlandoli
alle funzioni essenziali, lo schema intende aiutare gli Stati
membri a misurare la propria performance, comprendere i fattori
che vi contribuiscono, migliorarli per rispondere meglio ai bisogni
ed alle aspettative della popolazione che servono e che rappresentano".
Secondo
l'OMS, accertare se e quanto un sistema sanitario funziona (se
cioè fa ciò che ci si attende da esso) obbliga a
prendere in considerazione due complesse questioni. La prima è
come misurare i risultati ottenuti, cioè determinare cosa
si è realizzato (attainment) rispetto agli obiettivi di
miglioramento della salute, risposta alle aspettative ed equità
di contribuzione finanziaria.
La
seconda è come confrontare i risultati ottenuti con ciò
che il sistema dovrebbe essere in grado di raggiungere e cioè
i migliori risultati possibili in relazione alle risorse effettivamente
disponibili (performance). Il Rapporto apre nuove strade presentando,
per la prima volta, un indice della performance dei sistemi sanitari
nazionali nella realizzazione di tre grandi finalità: il
miglioramento della salute, capacità di rispondere alle
aspettative della popolazione, equa ripartizione della contribuzione
finanziaria. Il primo obiettivo è in effetti secondo l'OMS
duplice: ottenere il miglior livello medio di salute (goodness)
e ridurre al minimo le differenze di stato di salute tra individui
e tra gruppi (fairness).
Anche
nel caso della capacità di rispondere alle aspettative
della popolazione (responsiveness) si deve non solo ricercare
il miglior livello mediamente raggiungibile ma anche ridurre al
minimo le differenze tra individui e tra gruppi. Si deve poi,
sempre secondo l'OMS, provvedere attraverso una equa ripartizione
della contribuzione finanziaria, alla protezione finanziaria contro
i costi ed i rischi della malattia.
Questi
due ultimi aspetti sono da considerare i risultati non sanitari
(non-health outcomes) del sistema. A livello nazionale va segnalato
il tentativo di misurare la performance del servizio sanitario
inglese (Appleby J, Mulligan J: How well is the NHS performing
- London, King's Fund ed, 2000 - reperibile in www.kingsfund.org.uk/ehealthsystems/html)
accompagnato dalla recente pubblicazione degli indicatori relativi
alle 99 health authorities (paragonabili alle nostre Asl) e 275
hospital trusts (paragonabili alle nostre aziende ospedaliere)
(NHS Executive: NHS performance indicators, July 2000 - reperibile
in www.doh.gov.uk/nhsperformanceindicators/index.htm).
Anche
se il sistema di misura prevede un gran numero di indicatori,
raggruppati in 6 aree di interesse (miglioramento dello stato
di salute, equità di accesso, erogazione di servizi efficaci
ed appropriati, livello di efficienza, soddisfazione del paziente/cliente,
risultati sanitari), si cerca di reperire - seguendo l'indirizzo
dell'OMS - indicatori aggregati. Indicatori che, come tutte le
medie, perdono in significatività ma guadagnano in visione
complessiva dei fenomeni.
Resta
da stabilire se, com'è stato innanzi detto, questi tentativi
forniscono risposte esaurienti alle due fondamentali domande:
quanto contribuiscono i sistemi sanitari alla salute dei cittadini
- e quale sistema offre maggiori possibilità di ottenere
una performance soddisfacente - Per quanto riguarda il primo punto,
non c'è modo di sapere, sulla base dei soli indicatori,
quanto acquisto o perdita di salute sia attribuibile ai sistemi
sanitari. I confronti tra paesi, come nel caso dell'OMS, o tra
unità territoriali, come nel caso del NHS, ci possono orientare
più sull'efficienza che sull'efficacia dei servizi sanitari.
Altri
fattori, in primis socioeconomici e socioculturali, hanno un ruolo
molto più incisivo sulla salute, almeno nella attuale accezione
del termine. Anche la seconda domanda non trova una soddisfacente
risposta in quanto non si riesce ad identificare quale parte dei
sistemi sanitari contribuisce di più alla produzione di
salute. In altri termini non si riesce ancora a sapere quali risultati
ottengano, in termini di salute, i medici di medicina generale,
gli ospedali o i servizi sanitari di comunità. In questo
poco confortante quadro si inseriscono anche i tentativi compiuti
in Italia e che saranno oggetto di discussione, all'atto della
inaugurazione del 9° Master in Epidemiologia dei servizi sanitari,
nella apposita Tavola Rotonda: Tentativi di misura della performance
dei sistemi sanitari: lo scenario internazionale (OMS), le regioni
italiane (ISTAT), e le Aziende USL (progetto Prometeo), il 9 novembre
2000, ore 15, presso l'Università di Roma Tor Vergata,
Facoltà di Medicina (Aula Fleming), Via di Tor Vergata
135 - Roma.
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