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| Editoriale
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Se
questa Rivista può essere considerata un osservatorio, per quanto
modesto, della odierna realtà dello stato dell'Igiene e Sanità pubblica
in Italia, esaminando il materiale pubblicato nell'anno appena trascorso
se ne ricava l'impressione della 'buona salute' della nostra disciplina.
Sono infatti pervenuti molti lavori che affrontano i temi più disparati
confermando come l'Igiene abbia conservato nel tempo quella caratteristica
di disciplina eclettica e mai discriminante, che preleva ed elabora
conoscenze di varie discipline quali l'epidemiologia, la biostatistica,
l'economia sanitaria, le scienze politiche, la sociologia, la psicologia
oltre alla microbiologia, fisiologia, biochimica e tossicologia,
e che usa ciò che è necessario ai suoi fini con un solo obiettivo:
la tutela della salute della popolazione.
Non altrettanto entusiasmante appare lo sviluppo dello studio dell'organizzazione
e gestione dei Servizi sanitari che, com'è noto (cfr. IgSanPubl
1/1995), viene indicato come argomento privilegiato per questa Rivista.
Gli aspetti istituzionali ed organizzativi della Sanità pubblica
non appaiono sufficientemente approfonditi nel momento in cui si
pongono molti dubbi che il riordino in corso del Ssn sia favorevolmente
orientato alla promozione della salute pubblica.
Sull'organizzazione si è abbattuta la Nemesi storica (1)
dei progressi dell'Igiene e Medicina preventiva (almeno per la quota
ad essa attribuibile) dimostrata dalla transizione demografica,
epidemiologica, tecnologica, assistenziale. La Sanità pubblica non
ha saputo per tempo allestire i supporti, prima culturali e poi
organizzativi, per sopperire a questi bisogni emergenti.
Occorre, ad esempio, seguire attentamente il processo di organizzazione
della protezione ambientale che si va di fatto staccando dalla sanità
pubblica come conseguenza del referendum popolare del 16 aprile
1993 (DPR 5.6.1993 n° 177). La competenza sulla tutela ambientale
viene tolta alle Aziende sanitarie locali (ASL), ed alle strutture
tecniche da loro gestite (Presidi multizonali di prevenzione), e
passata alle istituende Agenzie di Protezione ambientale nazionale
e regionali (cfr. Legge Regionale Emilia-Romagna 19 aprile 1995,
n. 44 "Riorganizzazione dei controlli ambientali e istituzione della
Agenzia regionale per la prevenzione e l'ambiente dell'Emilia-Romagna").
Questo trasferimento di uomini e mezzi potrebbe provocare una riduzione
della tutela della salute umana che rimane, per i motivi che sono
stati ampiamente esposti (cfr. IgSanPubl 74/94), prioritaria rispetto
a quella ambientale. Ma è la grande modifica del SSN, con l'introduzione
di stimoli competitivi e concorrenziali, che offre, ottimisticamente,
delle nuove possibilità per lo sviluppo della nostra disciplina,
a condizione di saperle volgere a proprio favore, o, pessimisticamente,
una ulteriore perdita di rappresentatività nella corsa ai finanziamenti
pubblici e privati. Occorre stabilire il ruolo dei medici di sanità
pubblica nell'ambito del Ssn. Occorre cioè decidere se essi hanno
una funzione indipendente di consulenza del management aziendale
o se fanno parte di quest'ultimo e ne condividono la responsabilità
organizzativa.
Il loro ruolo potrebbe semplicemente essere quello di determinare
i bisogni sanitari della popolazione servita. In questa direzione
andrebbe l'opera non solo di fare affiorare la domanda inespressa
ma di distinguere nella domanda sanitaria le vere necessità dai
semplici desideri. Infatti non tutto ciò che si chiede è necessario,
e non tutto ciò che è necessario è egualmente importante. Oppure
dovrebbero entrare a far parte del processo di erogazione dei servizi
(dall'accreditamento delle strutture all'acquisto dei servizi offerti
da erogatori pubblici e/o privati, dalla valutazione della qualità
dei servizi offerti alla congruenza della tariffazione). Tutte decisioni
che, dovendo essere prese nell'interesse dell'intera comunità, li
potrebbe porre in contrasto con gli erogatori di prestazioni ai
singoli individui.
Tutti questi nuovi compiti e funzioni si aggiungono a quelli tradizionali
di tutela della salute collettiva negli ambienti di vita e di lavoro
mentre ci si chiede come dare impulso al momento preventivo dell'assistenza
sanitaria.
Ad esempio si deve vigilare per far rispettare, nella determinazione
dei livelli uniformi di assistenza, la quota di finanziamento riservata
alla prevenzione. Ma occorre anche capire se il dipartimento di
prevenzione delle ASL debba diventare una parte integrante delle
funzioni locali di sanità pubblica o debba essere una funzione specialistica
accentrata.
Si è unanimemente d'accordo che il sistema sanitario possa funzionare
solo disponendo di una buona assistenza sanitaria primaria, così
come definita dall'OMS, ed adattata al nostro paese secondo gli
indirizzi dell' OMS - regione Europea (2)
come parte del più vasto piano per raggiungere "la salute per
tutti nell'anno 2000". In questo caso il ruolo degli igienisti
si orienterebbe più verso un medico di comunità che verso uno specialista
epidemiologo. Vorremmo quindi che la ricerca, specialmente quella
applicata, si indirizzasse verso questi nuovi filoni di cruciale
importanza per le sorti della nostra disciplina. La nostra rivista
si pone a disposizione di coloro che vogliono seguire queste
linee-guida.
C'è un sogno nel cassetto della redazione, creare, con la stretta
collaborazione delle università e degli ordini professionali, una
chiara visione dei problemi da risolvere, farli partecipi a tutti
gli igienisti in modo da condividere le strategie di fondo, e creare
un movimento per il rilancio della sanità pubblica in un momento
di grande turbolenza politica e sociale.
Ci circonda infatti un mondo turbolento, in cui uno degli aspetti
emergenti, e che coinvolge pesantemente la sanità pubblica, è la
permanente battaglia tra interesse privato e bisogni collettivi,
tra le esigenze di efficienza produttiva e quelle di solidarietà.
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Note
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(1)
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Il
primo a sottolineare questo evento è stato il McKeown T. (The role
of medicine: dream, mirage, or nemesis. London, England: The Nuffield
Provincial Hospitals
Trust - 1976). |
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(2)
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World
Health Organization: Targets for Health for All. Targets in support
of the European regional strategy for Health for All. W.H.O. - Regional
Office for Europe, Copenhagen, Denmark 1985. |
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