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| Editoriale
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Questo
numero della rivista offre ai lettori, oltre alle usuali rubriche,
la traduzione italiana di un importante documento, che si inserisce
organicamente nelle due iniziative didattico-culturali che fanno
capo al Dipartimento di Sanità Pubblica della Università di Roma
Tor Vergata e che sono strettamente legate alla vita della Rivista:
i "Quaderni della ricerca sui servizi sanitari" ed il Master in
Epidemiologia dei Servizi Sanitari (MESS). Il volume "Priorità
nell'assistenza sanitaria. Etica, economia, realizzazione",
è il rapporto finale della Commissione parlamentare svedese delle
scelte di priorità in sanità.
L'importanza ed i contenuti del rapporto sono chiaramente rimarcati
nella presentazione al testo di A. Panà, che ben introduce alla
comprensione dei concetti richiamati. In questa sede sembra più
opportuno sottolineare che la preferenza per questo testo è da ricercare
nelle le implicazioni sia teoriche che pratiche sulla attività degli
operatori di sanità pubblica, destinatari privilegiati della nostra
Rivista. Le scelte di priorità infatti interagiscono ampiamente
con i tre principali compiti che sintetizzano, secondo il rapporto
Acheson (DHSS: Public health in England: the report of the committee
of inquiry into the future development of the Public health function.
London: HMSO, 1988), le principali funzioni degli operatori di sanità
pubblica: 1. determinare lo stato di salute di gruppi o dell'intera
popolazione; 2. promuovere e mantenere la salute di tutti i cittadini;
3. valutare l'efficacia e l'efficienza dei servizi sanitari.
In primo luogo, la determinazione dello stato di salute della popolazione
è, malgrado le sue indubbie difficoltà conoscitive e la ancora imperfetta
metodologia di analisi, la trave portante di ogni tentativo di allocazione
delle risorse sanitarie disponibili, a tutti i livelli decisionali
(nazionale, regionale e locale). La novità, se tale si vuole considerare,
è che la determinazione dei bisogni assistenziali viene oggi nel
dibattito internazionale correlata più alla qualità della vita che
alla sua durata, affidandosi quindi a valutazioni più sofisticate
delle informazioni ottenibili con gli usuali indicatori di mortalità
e morbosità. In secondo luogo, una delle critiche più acute ai sistemi
sanitari basati sulle leggi di mercato, come si avvia ad essere
il nostro SSN, è quella che i meccanismi di competizione basati
sulla domanda portano a trascurare gli interventi di promozione
e prevenzione, abitualmente non richiesti dall'utenza.
Il processo di scelta delle priorità in sanità, se deve discendere
da un aperto dibattito, costringe al contrario a soddisfare "d'ufficio"
l'irrinunciabile necessità della prevenzione, sia collettiva che
individuale, evitando che tutte le risorse disponibili vengano destinate
alle più pressanti, ed emotivamente più impegnative, attività diagnostico-terapeutiche.
Da tempo nel nostro SSN il ruolo dei sanitari addetti all'area igienico-organizzativa
è quello di intermediario tra le esigenze dei clinici e quelle dei
decisori politici in tema di allocazione delle risorse. Gli operatori
di sanità pubblica hanno sempre cercato di equilibrare le differenti
posizioni sulla base di criteri non tanto previsti dalla legge,
quanto frutto della diuturna consuetudine con i problemi di scelta
delle priorità assistenziali. In terzo luogo, il rapporto svedese
tocca uno degli argomenti più cari alla Rivista, attribuendo chiara
rilevanza alla epidemiologia dei servizi sanitari, perché esiste
un largo spazio di manovra per riutilizzare risorse finora sprecate
in interventi inutili, "eliminando dai servizi sanitari l'uso
degli interventi di diagnosi, trattamento ed assistenza infermieristica
inefficaci o solo poco efficaci".
La determinazione delle priorità in sanità, se si vuole rimanere
entro i limiti finanziari previsti dalla vigente legislazione, diventerà
inevitabilmente un tema sempre più scottante, la cui pubblica discussione
non sarà ulteriormente rinviabile, e dal quale gli operatori di
sanità pubblica potranno raccogliere sia onori che oneri, con la
consapevolezza di correre il rischio di rappresentare i "vasi di
coccio" tra le richieste degli utenti e dei clinici, ed i decisori
politici ed i gestori aziendali.
La attenta lettura del libro svedese può fornire un utile supporto
culturale, consono al tradizionale ruolo di difensori dei soggetti
più a rischio ed all'impegno nella organizzazione e gestione dei
servizi sanitari. Nel MESS, la cui 5ª edizione viene annunciata
anch'essa in questo fascicolo, verranno trattati ed approfonditi
questi argomenti, avendo come guida i principi di sanità pubblica,
unitamente, ma non subordinatamente, a quelli di carattere economico
ed aziendalistico come lucidamente evidenziato nel rapporto svedese.
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