|

| Editoriale
|
 |
| |
Non
è passato inosservato (1) il fatto che del
nuovo governo britannico (formato, dopo molti anni, dalla sinistra
laburista) faccia parte non più il ministro della sanità (Minister
of health) ma, per la prima volta, il ministro della sanità
pubblica (Minister of public health).
Il significato di questo cambiamento non è solo semantico ma più
profondo, in quanto richiama l'attenzione sul fatto che il Servizio
sanitario nazionale, non solo inglese ma anche italiano, intende
garantire non la salute ma la tutela della salute dei cittadini.
Un sistema sanitario quindi che si basa su compiti tipici della
sanità pubblica come la prevenzione delle malattie e la promozione
della salute.
Queste finalità, giova ribadirlo, si raggiungono con azioni che
riducono le ineguaglianze dello stato di salute derivanti da povertà,
disoccupazione, scarsa istruzione, inadeguata abitazione, ed altri
fattori sociali, economici e politici, inestricabilmente tra loro
correlati. Che le Scienze mediche sconfinassero nelle scienze politiche
e sociali era stato già avvertito da Wirchow con la affermazione
che gli si attribuisce: "La Politica altro non è che Medicina
su scala più ampia".
Seguendo questa teoria il Ministero della Sanità pubblica dovrebbe
diventare un superministero in quanto tutti gli atti ed i programmi
di governo dovrebbero superare l'esame di possibili ripercussioni,
sia positive che negative, sullo stato di salute della popolazione.
E si comprende come tutte le attività di Sanità pubblica possono
assumere una valenza socio-politica in quanto una efficace promozione
della salute deriva da una stretta relazione tra scienza e politica.
Queste considerazioni si dovrebbero tenere ben presenti, ed anzi
diventare linee-guida, quando si tratta di organizzare e razionalizzare
i servizi sanitari. Per mostrare un orientamento alla sanità pubblica
questi servizi dovrebbero fare il massimo sforzo per dedicarsi a
formare le nuove figure professionali dell'assistente sanitario
e del tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro,
a potenziare i dipartimenti di prevenzione, a curare i servizi informativo-epidemiologici
delle aziende sanitarie, a sostenere le funzioni preventive dell'assistenza
sanitaria primaria.
Potrebbe essere il momento di creare, approfittando della diffusa
esigenza di formazione post-universitaria, una cultura della sanità
pubblica accanto a quella che, inspiegabilmente, ha trovato più
favore, organizzativa e gestionale (manageriale). In mancanza di
tale visione strategica non deve meravigliare che il nostro servizio
sanitario sia orientato più al riordino organizzativo che al modo
di migliorare la salute dei cittadini.
Il tema delle scelte di priorità in sanità, che è stato l'argomento
della tavola rotonda, cerimonia conclusiva del Master di Epidemiologia
dei servizi sanitari dell'Università di Tor Vergata, è uno di quelli
che possono meglio illustrare il travaglio non solo organizzativo
ma culturale che attraversa la Sanità pubblica in Italia. Si tratta
infatti di un argomento di grande rilevanza, da cui può dipendere
non solo l'orientamento ma la stessa sorte del nostro Ssn, osservando,
fra l'altro, che il contenimento della spesa ha messo in discussione
la sopravvivenza stessa dello stato sociale e del Ssn.
Determinare delle priorità tra i possibili interventi di tutela
della salute e/o anche tra i potenziali gruppi beneficiari di questi
interventi è uno dei problemi più attuali di Sanità pubblica, soprattutto
se le priorità verranno stabilite in funzione dell'efficacia, della
convenienza economica e delle preferenze del pubblico utente. Non
esiste migliore occasione per rivendicare la necessità, per poter
scegliere, di approfondite conoscenze epidemiologiche ed il primato
della prevenzione, intesa nel senso più ampio del termine (primaria,
secondaria e terziaria). Determinare le priorità costringe inoltre
a porre l'attenzione sulle diseguaglianze dello stato di salute
e sulle sue cause. Uno degli argomenti più consoni alla ricerca
epidemiologica ma anche meno trattati per le implicazioni politiche
che racchiude (2).
Questo numero della rivista contiene, tra l'altro, le relazioni
tenute nella tavola rotonda sul tema delle scelte di priorità in
Sanità nonché l'annuncio del 6° Master di Epidemiologia dei servizi
sanitari, che vuole rappresentare una occasione di formazione non
solo sul rafforzamento e il miglioramento dei servizi sanitari ma,
attraverso la disciplina - basata sulla ricerca - dell'epidemiologia,
un momento di crescita della cultura di sanità pubblica. |
|
Note
|
|
|
(1)
|
Olsen
N: At last, a public health minister. Now we need a new public health
act. BMJ, 1997, 314, 1498-9. |
|
(2)
|
Haines
A - Smith R: Working togheter to reduce poverty's damage. BMJ 1997,
314, 529-30. |
 |
|