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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
Tentativi e resistenze all'accertamento della performance dei sistemi sanitari

Nei Paesi che attuano sistemi di welfare state le risorse disponibili, anche se aumentano
in senso assoluto, non paiono mai sufficienti a soddisfare tutte le richieste dei cittadini. Inoltre vi è spesso il sospetto che i servizi pubblici assorbano risorse eccessive rispetto all'effettivo servizio reso. È spontaneo interrogarsi su cosa si ottiene dalle risorse impiegate e quale sia la migliore utilizzazione delle risorse. La sanità, per i suoi crescenti costi, è quella che viene sottoposta a scrutinio con maggiore attenzione e in molti paesi sono stati messi in atto tentativi di misurare la performance del sistema sanitario. In effetti senza misure di performance e in un periodo di rapidi cambiamenti organizzativi del sistema di erogazione dei servizi si rischia di non sapere dove andare e soprattutto cosa funziona e cosa no (ed è suscettibile di miglioramento) [1].
Molti ostacoli rendono arduo questo percorso, alcuni di natura squisitamente ideologica, altri di natura tecnica.
Misurare la performance dei sistemi sanitari finanziati e/o gestiti dallo Stato, sembra ad alcuni non solo superfluo ma "politicamente scorretto". Secondo questa tesi la gestione pubblica dei servizi sanitari eliminerebbe alla radice gli effetti perversi di profitto o peggio
di speculazione tipici della gestione privata [2].
Questo principio sarebbe quindi di per sé sufficiente a rendere superflua la cultura delle misure di performance in quanto i possibili malfunzionamenti non inficerebbero più di
tanto la bontà di fondo di una operazione finalizzata a fornire assistenza sanitaria universale e gratuita al momento del bisogno. Solo recentemente si sta prendendo coscienza che la misura della performance, seguita da conseguenti provvedimenti di recupero delle situazioni inadeguate, è l'unico modo per continuare a difendere un servizio sanitario nazionale: per i sistemi sanitari finanziati con fondi pubblici è sempre più necessario, a giustificazione della spesa sostenuta, "dimostrare" la performance ovvero, seguendo la definizione dell'OMS, dimostrare il raggiungimento dei migliori risultati possibili a parità di risorse confrontando i risultati ottenuti con ciò che il sistema dovrebbe essere in grado di raggiungere con le risorse disponibili.
Un secondo ostacolo di natura ideologica è poi la ancora diffusa convinzione, condivisa da molti cittadini ed operatori, che la performance sanitaria sarebbe in ogni caso comunque già elevata, e quindi non meritevole di ulteriore dimostrazione, per effetto dei successi ottenuti in campo medico e sanitario, fatti conoscere con dovizia di particolari, e che possono considerarsi sufficiente garanzia di efficacia ed efficienza. Vengono attribuiti in questa ottica alla sola assistenza sanitaria i miglioramenti raggiunti in termini di salute dimenticando, o volontariamente ignorando, quanto affermato da Thomas McKeown: "partendo dal passato, una riflessione sulle influenze (della tecnologia medica) sullo stato di salute suggerisce che il miglioramento della salute è attribuibile non tanto a ciò che è accaduto ed accade quando cadiamo malati ma al fatto che ci ammaliamo più raramente e rimaniamo più a lungo sani, non a causa di specifiche misure sanitarie (come ad es. la vaccinazione), ma perché possiamo godere di un più elevato livello nutrizionale e vivere in un ambiente più sano" [1].
Un terzo ostacolo alle misure di performance, ancora di natura ideologica, è la tendenziale ostilità della classe sanitaria a sottoporre a scrutinio i sistemi/servizi sanitari in quanto inevitabilmente ciò porta a mettere in discussione il proprio operato [3]. Anche in questo caso vi è un dilemma di fondo da dirimere: chiarire se la missione dei sanitari sia quella di "curare" (raggiungere un risultato misurabile in termini di performance) o quella di "prendersi cura" (cioè espletare con scienza e coscienza una attività, a sua volta misurabile, ma affatto differente in termini conoscitivi). La classe sanitaria "giura", sulla scorta di precise norme etiche e deontologiche, di fare tutto quanto è in sua facoltà a favore dei pazienti. In questo modo, appunto, garantisce non il risultato ma solo di operare al meglio. Questa dedizione (prendersi cura) compensa eventuali errori (del curare) scusabili in quanto attribuibili al grande colpevole che è la sfortuna ("errare humanum est"). Il fatto che questo dilemma non sia mai stato affrontato in modo sufficientemente esplicito è una spiegazione affascinante del perché una ricerca autorevole come l'Harvard medical practice study [4] ha avuto scarso seguito e che solo di recente la pubblicazione del rapporto dell'Institute of Medicine dell'Accademia delle scienze americana [5] ha richiamato l'attenzione sul problema degli errori in Medicina e sulla tutela della sicurezza dei pazienti. Vi sono poi da superare non poche difficoltà tecniche per giungere a misurare la performance dei sistemi sanitari, in particolare come operare concretamente e soprattutto come dimostrare la correlazione tra interventi sanitari e risultati raggiunti.
La prima difficoltà è insita nel fatto che, per giungere a misurare concretamente il prodotto dei sistemi sanitari è necessario inquadrarlo in un sistema di indicatori. Virtualmente tutti coloro che si sono cimentati nell'elaborazione delle misure di performance hanno sperimentato, almeno una volta, la frustrante sensazione di dovere ammettere l'inadeguatezza dei risultati conseguiti. Forse ciò è dovuto alla semplicità apparente del processo: scegliere una unità di osservazione, raccogliere i dati, evidenziare i risultati. Tuttavia, decidere ciò che deve essere misurato, raccogliere i dati veramente necessari, effettuare gli appropriati aggiustamenti applicativi atti a bilanciare il rischio insito in ogni misura, creare il consenso intorno alla scelta effettuata avvalorandola con una dimostrazione basata sulle prove, stabilire la reale capacità della misura di misurare ciò che si intende misurare, valutare la sua affidabilità, la sua capacità discriminatoria ed il suo rapporto costo-beneficio, ed infine tradurre i dati ottenuti in informazioni utili ed applicabili, costituiscono un vero rompicapo ed un processo estremamente complesso col quale confrontarsi.
Il secondo problema tecnico è metodologicamente più noto e si riconduce alle difficoltà insite nel classico compito epidemiologico di dimostrare, su basi quanto più possibile scientifiche, il nesso di causalità tra un certo fattore ed un evento di natura biologica. Nel caso dei sistemi sanitari la dimostrazione della correlazione degli interventi sanitari con i miglioramenti dello stato di salute è ancora più ardua, perché si tratta di passare dalla soluzione di una singola equazione, per quanto complessa (evento in funzione di uno o più fattori), ad un sistema di equazioni multifattoriali fra loro interagenti difficilmente indagabili in condizioni sperimentali [6].
Ambedue le questioni di natura tecnica appena citate sono un cavallo di battaglia della epidemiologia applicata ai servizi sanitari e dovrebbero rientrare esplicitamente tra i compiti degli operatori di Sanità pubblica.
La teoria e la pratica degli indicatori sanitari sono una antica tradizione della Sanità pubblica. Per conoscere entità complesse e le relative variazioni nel tempo e nello spazio, si sono tradizionalmente da tempo ricercate misure facili e comparabili, che semplificano la realtà. Per rendere esplicito quello che altrimenti rimane vaga osservazione o giudizio ma anche per consentire, a parità di condizioni, comparazioni di eventi. Si tratta di una vera e propria scienza ed arte di proporre, sperimentare e realizzare indicatori sanitari che, applicata ai sistemi sanitari, deve tendere ad un accertamento della performance dei servizi anche se molto autorevolmente si afferma che "considerata l'importanza dell'assistenza sanitaria appare inconcepibile il fatto che non disponiamo ancora di validi metodi per valutare quanto stiamo facendo. Il fatto è che non li abbiamo. I nostri sforzi per misurare in modo sistematico la qualità dell'assistenza hanno meno di dieci anni di vita e quindi si trovano in fase di adolescenza metodologica" [7].
Anche in Italia la storia degli indicatori per la valutazione della performance dei sistemi/servizi sanitari non supera il decennio. Dopo alcune iniziali proposte [8] e la emanazione di appositi decreti ministeriali [9], sono le singole regioni che si sono attivate in questa direzione [10]: la più recente novità in termini di indicatori è inserita della legge del federalismo fiscale [11] che prevede un sistema di garanzia, basato appunto su indicatori e parametri di riferimento, per accertare che non vada perduta, con il decentramento sanitario, la unitarietà dell'azione del Ssn e soprattutto la auspicabile eguaglianza dello stato di salute nella popolazione.
Tutti coloro che sono in qualche modo interessati ai sistemi sanitari (ricercatori, economisti, politici, cittadini) sono attenti ai tentativi che vengono fatti per valutare la performance a livello locale, nazionale ed internazionale.
Gli atti dell'inaugurazione del 9° Master in Epidemiologia dei servizi sanitari dell'Università di Roma Tor Vergata pubblicati in questo numero, vogliono essere una registrazione di quanto di più avanzato viene elaborato nel nostro Paese in Italia a livello di sistemi informativi comparativi regionali e di Azienda sanitaria locale, in linea con lo sforzo culturale della redazione iniziato con la libera traduzione dell'ultimo rapporto OMS presentata con il primo volume del 2001.

Note  
[1] Thomas McKeown, uno dei padri della Epidemiologia dei servizi sanitari, fin dal 1976 si chiedeva cosa riuscivano a produrre, in termini di salute, i sistemi sanitari.
Cfr. MCKEOWN T: The role of Medicine: dream, mirage or nemesis. London, England: The Nuffield Provincial Hospitals Trust; 1976.
[2] A questo proposito non vanno trascurate finalità non sanitarie dei sistemi sanitari pubblici come l'assorbimento di manodopera con ridotte capacità lavorative.
[3] Questa ostilità ha radici più che millenarie. Come primo esempio storico di valutazione di performance sanitaria può essere citato il codice di Hammurabi
(1950 a.c.) che prevedeva che "se un medico opera un uomo per una grave ferita con un coltello di bronzo e ne determina la morte od apre un ascesso nell'occhio di un uomo con un coltello di bronzo, e distrugge l'occhio dell'uomo, gli si dovranno tagliare le dita" (Major RH: Storia della medicina. Sansoni ed., Firenze, 1959).
Si può ironicamente commentare che a Babilonia la scelta di un buon chirurgo doveva essere facile in quanto doveva possedere tutte le dita.
[4] Lo studio, condotto negli ospedali di New York, esaminando oltre 30.000 cartelle cliniche, dimostrava che quasi il 4% dei ricoveri si accompagnava a qualche errore medico e che il 14% di questi casi terminava con la morte del paziente, in parte attribuibile all'errore medico (Brennan TA et al: Incidence of adverse events and negligence in hospitalised patients. Results of the Harvard medical practice study.
I. NEJM 1991, 324, 370-6; Leape LL et al: The nature of adverse events in hospitalised patients. Results of the Harvard medical practice study. II. NEJM 1991, 324, 377-84).
[5] Il Rapporto indicava che ogni anno negli USA morivano in ospedale per errori medici dalle 44.000 alle 98.000 persone. Anche usando la cifra più bassa, il numero di morti per errori medici diventava l'ottava principale causa di morte in tutto il paese, superiore a quella per incidenti automobilistici (43.458), tumore della mammella (42.297), o AIDS (16.516). Cfr. Kohn LT, Corrigan JM, Donaldson MS: To Err Is Human:Building a Safer Health System. Committee on Quality of Health Care, Institute of Medicine, Washington, 1999.
[6] Il caso più noto di questa difficoltà è la misura dell'efficacia attesa o teorica (efficacy) e dell'efficacia reale o pratica o efficacia 'epidemiologica' (effectiveness) degli interventi sanitari. L'efficacia teorica si riferisce ai benefici ottenuti quando un intervento è applicato in condizioni ideali, controllando quanto più possibile le variabili ambientali e le condizioni di esperimento (esperimenti clinici controllati). La efficacia reale o pratica si riferisce ai benefici osservati a livello di popolazione o alle persone alle quali viene offerto un servizio o un trattamento cioè in condizioni reali medie.
[7] Questa frase del più noto degli studiosi americani di qualità dell'assistenza sanitaria spiega la necessità dello studio della materia, di cui gli indicatori sanitari rappresentano il capitolo forse più rilevante, per superare la fase di adolescenza metodologica (Eddy DM: Performance measurement: problems and solutions. Health Affairs 1998, 17, n. 4, 7-25).
[8] Nel settembre 1993 è stato diffuso uno studio elaborato da Mediobanca, distribuito qualche mese più tardi a cura dello stesso Ministero della Sanità a tutte le USL italiane (Mediobanca: Indicatori per il controllo dell'efficienza e dell'economicità della spesa nel Servizio Sanitario Nazionale. Roma 9.1993). Si trattava di un primo disegno di un sistema di indicatori sanitari di tipo "aziendalistico-gestionale", come evidenziato nel titolo stesso.
[9] DM Ministero Sanità 24.7.1995 concernente "Contenuti e modalità di utilizzo degli indicatori di efficienza e di qualità del servizio sanitario nazionale"; DM Ministero Sanità 15.10.1996 concernente "Approvazione degli indicatori per la valutazione delle dimensioni qualitative del servizio riguardanti la personalizzazione e l'umanizzazione dell'assistenza, il diritto all'informazione, alle prestazioni alberghiere, nonché l'andamento delle attività di prevenzione delle malattie".
[10] Esempi sono la Deliberazione Giunta regionale Lombardia n. 46582 del 26.11.2000 ed il Progetto Regione Piemonte della Direzione "Controllo delle attività sanitarie" dell'Assessorato alla Sanità, Assistenza e Servizi, Politiche degli Anziani e Provvedimento di Giunta n. 59-28477 del 25.10.1999 (pubblicato in Organizzazione sanitaria 1999, n. 3)
[11] Si tratta dell'9, dedicato alle procedure di monitoraggio dell'assistenza sanitaria, la cui rilevanza merita una quasi integrale citazione: 1. Al fine di consentire la tempestiva attivazione di procedure di monitoraggio dell'assistenza sanitaria effettivamente erogata in ogni regione […] viene definito […] un sistema di garanzia del raggiungimento in ciascuna regione degli obiettivi di tutela della salute perseguiti dal Servizio sanitario nazionale. 2. Il sistema di garanzia […] comprende: a. un insieme minimo di indicatori e parametri di riferimento, relativi a elementi rilevanti ai fini del monitoraggio del rispetto, in ciascuna regione, dei livelli essenziali ed uniformi di assistenza, nonché dei vincoli di bilancio […]; b. le regole e le convenzioni per la rilevazione, la validazione e l'elaborazione delle informazioni e dei dati statistici necessari per l'applicazione del sistema di cui alla lettera a.;
c. le procedure per la pubblicizzazione periodica dei risultati dell'attività di monitoraggio e per l'individuazione delle regioni che non rispettano o non convergono verso i parametri di cui alla lettera a), anche prevedendo limiti di accettabilità entro intervalli di oscillazione dei valori di riferimento (Decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56 Disposizioni in materia di federalismo fiscale,
a norma dell'articolo 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133).