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In
un recente decreto di classificazione delle professioni [2]
nella categoria degli "specialisti della salute" non
c'è traccia dei medici di sanità pubblica, mentre
si fa menzione di molti medici specialisti, tra cui l'epidemiologo,
e compare tra i medici generici una figura storica della sanità
pubblica, l'ufficiale sanitario, peraltro non contemplata nell'attuale
realtà del Ssn. La categoria dei medici di sanità
pubblica ha quindi un estremo bisogno di maggiore visibilità
sociale. Se non acquista prestigio sociale, oltre alla categoria,
ne viene a soffrire l'attività da essa svolta cui non viene
riconosciuto il giusto peso nell'ambito delle prestazioni offerte
dal sistema sanitario sia pubblico che privato. C'è poi
da ricordare come i sistemi sanitari orientati al mercato si basano
più sulla domanda privata che sull'offerta pubblica di
prestazioni, e più sui servizi erogati ai singoli soggetti
che alla collettività. Se è vero che la maggior
parte delle attività di prevenzione, specialmente primaria,
non avviene su richiesta dei singoli, occorre di conseguenza rendere
più autorevole il ruolo di coloro che si occupano di questa
materia e ciò accentua la necessità di "professionalizzare"
sempre di più gli operatori della sanità pubblica.
"Una professione è costituita da un gruppo di persone,
istruite in un determinato ramo del sapere, che possiede un riconoscimento,
formale o informale, di monopolio su una parte definita del mercato
del lavoro. L'accesso alla professione si basa su un bagaglio
di conoscenze specialistiche" [3].
Il riconoscimento di una professione viene determinato dalla capacità
di eseguire un particolare tipo di lavoro, o meglio una serie
di specifici compiti, associata ad idonee, riconosciute ed apprezzate
modalità comportamentali. Una professione non può
essere ridotta al possesso di un elevato grado di competenza specialistica,
ma è necessario un contesto più vasto: 1. agire
in un definito campo di azione; 2. specificare i compiti caratteristici
che si devono e/o possono eseguire;
3. ottenere un riconoscimento pubblico dei compiti svolti; 4.
possedere un codice etico; 5. mantenere sempre adeguati alle necessità
i livelli di competenza [4].
La prima difficoltà da superare è quella di riconoscere
il campo di azione della sanità pubblica che, per la sua
natura multidimensionale [5], viene talvolta
troppo ristretto e talora eccessivamente dilatato. Da una parte
viene ridotta ai servizi di igiene ambientale e alla sorveglianza
e prevenzione della malattie infettive, altre volte viene identificata
con l'intera erogazione dell'assistenza sanitaria, in particolare
pubblica, senza alcuna delimitazione. Una ponderata proposta,
che rappresenta in pratica la mission professionale, può
essere quella che segue: la sanità pubblica deve servire
a garantire l'identificazione da parte dello Stato dei bisogni
e dei principali problemi sanitari della comunità di riferimento,
individuare le azioni necessarie per soddisfare questi bisogni
assicurando l'accesso ai livelli essenziali di assistenza, valutare
i risultati dei programmi in termini di qualità e le realizzazioni
di politica sanitaria.
Aiuta alla definizione dei compiti caratteristici che i professionisti
di sanità pubblica debbono svolgere in tale campo di azione
l'opera dell'Organizzazione mondiale della sanità che ha
istituito nel 1996 un gruppo di lavoro per individuare le funzioni
essenziali di sanità pubblica (essential public health
functions = EPHFs). Tale gruppo, per prima cosa, ha condotto uno
studio a livello mondiale per conoscere l'opinione degli esperti
e trovare un consenso in questo delicato settore [6].
Sono state identificate nove principali funzioni:
1. prevenzione, sorveglianza e controllo delle malattie trasmissibili
e non trasmissibili (vaccinazioni, controllo delle epidemie, sorveglianza
delle malattie, prevenzione degli esiti di malattia);
2. monitoraggio della situazione sanitaria (monitoraggio della
morbosità e della mortalità, monitoraggio dei determinanti
della salute, valutazione dell'efficacia dei programmi di promozione,
prevenzione e assistenza, valutazione dell'efficacia degli interventi
di sanità pubblica, valutazione dei bisogni e dei rischi
della popolazione in modo da identificare i sottogruppi che necessitano
di particolari servizi);
3. promozione della salute (incoraggiamento della partecipazione
della popolazione alla gestione della salute, informazione ed
educazione sanitaria, nelle scuole, nelle abitazioni e negli ambienti
di lavoro e comunitari, volte al miglioramento delle condizioni
di vita, collegamenti con gli ambienti politici, con altri settori
e con la comunità al fine di promuovere la salute e patrocinare
le azioni di sanità pubblica);
4. igiene occupazionale (definizione degli standard sulla salute
e sicurezza nei luoghi di lavoro);
5. protezione dell'ambiente (garanzia di interventi sulla sicurezza,
protezione e distribuzione dell'acqua, controllo della qualità
e della sicurezza degli alimenti, realizzazione di sistemi adeguati
di fognatura ed eliminazione dei rifiuti solidi, controllo dei
rifiuti e delle sostanze pericolose, misure adatte al controllo
dei vettori di malattie trasmissibili, assicurazione delle adatte
misure di protezione dell'acqua e del suolo, inserimento delle
problematiche di sanità ambientale nelle politiche, nei
piani, nei programmi e nei vari progetti in via di attuazione,
prevenzione e controllo dell'inquinamento atmosferico, elaborazione
di programmi soddisfacenti di prevenzione e promozione ambientale,
assicurazione di un'adeguata attività di ispezione, monitoraggio
e controllo dei fattori di pericolosità ambientale, controllo
delle radiazioni);
6. legislazione e regolamentazione in sanità pubblica (revisione,
formulazione ed emanazione di leggi sanitarie, regolamenti e procedure
amministrative, legislazione concernente la protezione sanitaria
ambientale, ispezioni sanitarie ed autorizzazioni, potenziamento
delle attuali legislazioni sanitarie, regolamenti e procedure
amministrative);
7. management sanitario (assicurazione di idonee politiche, pianificazioni
e management sanitario, uso delle prove scientifiche nella formulazione
e miglioramento della politica sanitaria, ricerca della migliore
sanità pubblica e del migliore sistema sanitario, collaborazione
e cooperazione internazionale in sanità);
8. erogazione di servizi sanitari particolari (servizi di medicina
scolastica, servizi di emergenza in caso di disastri, laboratori
di sanità pubblica);
9. fornitura di servizi sanitari rivolti a gruppi di popolazione
vulnerabili ed ad alto rischio (servizi di assistenza materna
e di pianificazione familiare, assistenza a neonati e bambini).
Le specialità dell'area di sanità pubblica nell'ambito
del servizio sanitario nazionale [7], e
l'istituzione dei Dipartimenti di prevenzione in ogni Azienda
sanitaria locale potrebbero garantire lo svolgimento delle principali
funzioni attribuite dall'OMS alla sanità pubblica, ma non
assicurano assolutamente né la loro operatività,
né l'attribuzione di queste attività ad una specifica
categoria di operatori di sanità pubblica. Operatività
che spesso, nella pratica, viene impedita proprio da una mancata
specifica attribuzione.
Per quanto riguarda il riconoscimento pubblico della professione,
se nessuno dei critici osservatori dell'efficacia dei servizi
sanitari ha potuto mettere in dubbio, a fronte dei grandi successi
ottenuti e dimostrati, la potenza delle attività di prevenzione
delle malattie, pochi ne hanno riconosciuto il merito ai professionisti
di sanità pubblica. Senza contare che, mai come ora, la
tutela della salute e la sua promozione sono oggetto dell'interesse
della popolazione [8] ma, paradossalmente,
scarsi riconoscimenti vengono attribuiti proprio alla disciplina
(ed ai suoi cultori) che, gettando le basi scientifiche e suggerendo
le opportune strategie, ha promosso questo buon risultato. L'attenzione
alla dieta, al consumo di alimenti controllati, alla prestanza
fisica, alla cura del corpo ed a stili di vita più salubri
sono diventati ambitissimi oggetti commerciali dando luogo allo
sviluppo di una fiorente industria di pubblicazioni, palestre,
medicine alternative, alimenti biologici, trattamenti rilassanti
e così via. In verità l'attenzione prestata, malgrado
l'opposta affermazione, più alla prevenzione delle malattie
che alla promozione della salute ha lasciato nelle mani dell'imprenditoria
commerciale il marketing sanitario su questi aspetti. Basti pensare
come, a fronte di queste dominanti manifestazioni, i programmi
di educazione alla salute allestiti dalle autorità sanitarie
paiono quanto mai modesti e ristretti: un impegno in attività
di marketing sociale potrebbe aiutare a sollevare le sorti delle
professioni di sanità pubblica.
Il riconoscimento pubblico dei compiti svolti si completa con
un codice etico, cioè una serie di regole che godano dell'approvazione
della società. La professionalità è essenzialmente
una serie di comportamenti a valenza sociale, comportamenti che
debbono quindi essere coerenti con il corrente modo di pensare
della gente. Non vi è dubbio che la gran parte delle misure
messe in atto negli ultimi anni per razionalizzare il sistema
sanitario sollevino problemi etici come la stessa introduzione
di regole di mercato in sanità, l'aziendalizzazione, i
vincoli economici stabiliti per budget, la competizione dei fornitori,
l'introduzione di linee guida, il pagamento a prestazione, la
libera professione intramoenia e così via. La "peculiarità"
di essere medici ha esentato i professionisti della sanità
pubblica di elaborare un proprio codice etico anche se le decisioni
rispettose di un'etica pubblica, basata sull'appropriatezza sociale,
potevano entrare in conflitto con quelle di un'etica medica, basata
sull'appropriatezza riferita al singolo paziente [9].
Esplicare funzioni in nome e per conto dello Stato, tipico per
i professionisti della sanità pubblica, offre un modico
supporto in quanto lo Stato etico non ha mai, e tanto meno oggi,
ottenuto soverchia fiducia da parte della gente. Scarso aiuto
a questo proposito offre poi il vigente Codice deontologico che
si limita ad affermare che "il medico che svolge funzioni
di direzione o di dirigenza sanitaria nelle strutture pubbliche
o private deve garantire, nell'espletamento della sua attività,
il rispetto delle norme del Codice di Deontologia Medica"
ispirato appunto all'etica medica [10].
Se è vero come è vero che l'etica delle relazioni
tra singolo medico e i suoi pazienti è chiara e supervisionata
dall'Ordine professionale e l'etica delle ricerche cliniche si
attua nell'ambito di precise normative, addirittura sovranazionali,
allora sarebbero altamente auspicabili disposizioni o autodisposizioni
formali a contenuto etico per i professionisti della sanità
pubblica.
Infine, ci sono due risposte all'esigenza di mantenere sempre
adeguati alle necessità i livelli di competenza: la prima
è che un alto livello di professionalità non può
fare a meno di organizzazioni professionali che, oltre ad assolvere
ad una funzione associativa (consentire e convincere cioè
i membri a fornirsi aiuto reciproco in modo da elevare il loro
livello culturale e proteggere la reputazione collettiva) dovrebbe
assumersi la responsabilità di fornire una garanzia delle
capacità dei propri membri mediante l'accreditamento dei
propri soci [11]. La seconda, non sempre
avvertita, è la disponibilità dei componenti della
professione ad impegnarsi nell'auto-disciplina e nella riprensione,
più a livello privato che pubblico, dei membri che mostrano
una performance di basso livello, prevenendo altresì tutte
le situazioni che possono contribuire a ridurre l'immagine pubblica
della professione.
Un'occasione che non deve andare sprecata è la partecipazione
obbligatoria alla formazione continua [12]
in quanto può essere utilizzata proprio per colmare quelle
lacune di professionalità tanto desiderate quanto difficili
da ottenere. Non appare superflua una riflessione su questo delicato
argomento per richiamare l'attenzione sia di coloro che si apprestano
ad offrire iniziative formative che di coloro che sono chiamati
a procurarsi crediti formativi nell'ambito del prossimo triennio.
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