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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale
Igiene e Sanità Pubblica accreditata su MEDLINE
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(Medline - Index - Medicus)

La pubblicazione del primo numero del 2002, oltre a segnare il 58° anno consecutivo di stampa, vede l'inserimento ufficiale della rivista nel circuito di MEDLINE della National Library of Medicine di Bethesda, USA. L'accreditamento ha avuto luogo con una valutazione di "very good" da parte del Literature Selection Technical Review Committee ed è il risultato di un severo impegno pluriennale teso alla qualità, rigore ed originalità dei contributi pubblicati unitamente alla politica editoriale della testata, esplicitamente impegnata a coltivare argomenti di sanità pubblica anche di frontiera e sicuramente innovativi nello scenario italiano.

Il primo aspetto è legato all'attenta selezione dei lavori, condotta sulla base della ricerca di un diffuso interesse nei lettori e di una concreta fruibilità del linguaggio scientifico adottato. Chi ha familiarità con il lavoro redazionale conosce la sua complessità e gravosità, che non si riduce al mero ricevere e passivamente riprodurre i testi per la stampa, ma riconosce diversi interventi. Il Comitato scientifico vede i componenti agire da referi selezionando i lavori meritevoli di pubblicazione sulla base dei contenuti aggiuntivi di conoscenza apportati. Segue poi l'impegno della redazione nella rigorosa revisione dei testi per adeguarli a regole editoriali allineate ormai agli standard internazionali. Non ultimo l'impegno diretto degli Autori, invitati a modificare, anche più volte, il testo ed i contenuti dei lavori presentati. Si tratta nel complesso di un lavoro aggiuntivo a quello della produzione originale di ricerca, che offre peraltro nel caso italiano sempre meno gratificazioni in termini di promozione dei percorsi individuali di carriera.

Il secondo aspetto è legato ad una consapevole politica editoriale basata sullo sforzo di analizzare e sintetizzare argomenti ritenuti utili, aggiornare senza ricadere nella semplice cronaca, trasformare sin dove possibile l'informazione in conoscenza, informare i lettori su argomenti anche innovativi ma comunque rilevanti per la vita professionale, sviluppare infine un concreto dibattito nella comunità scientifica. Ma, sopra tutto, ricondurre la ricerca sanitaria verso il suo giusto significato e il suo vero obiettivo di miglioramento dello stato di salute della popolazione laddove, come fa giustamente rilevare la Reale Commissione Olandese delle Scienze e delle Arti [1] si tende oggi a misurare la performance dei ricercatori solo con la qualità scientifica e mai con le ricadute delle ricerche in termini di produzione di salute. Qualità scientifica che tende peraltro a restringersi alla originalità dell'argomento trattato ed alla significatività della metodologia seguita (di norma quantitativa). È utile ricordare come invece molte ricerche, in particolare nelle discipline legate alla Sanità Pubblica, assumono valore soprattutto per la capacità di calarsi nella specifica realtà nazionale ottenendo un concreto impatto sociale, ovviamente nel rispetto della qualità e rigore scientifico adottato. Per ovviare a questi inconvenienti la Commissione Olandese ha proposto una serie di indicatori per l'accertamento dell'impatto sociale delle ricerche, al fine di promuovere i lavori caratterizzati da importanti ricadute in termini di benefici per la collettività, che magari possono altrimenti riuscire perdenti nella ricerca di fondi.

Una ulteriore critica si è abbattuta anche sugli attuali metodi di valutazione della qualità della produzione scientifica, apparentemente obiettivi perché quantitativi. Il tasso di citazioni ed i fattori di impatto pubblicistico (impact factors) costituiscono metodi applicati anche in Italia nei concorsi universitari [2], ma è stata dimostrata una serie di elementi di distorsione che pongono severi dubbi circa la validità di questi metodi di misura della qualità della ricerca [3]. In termini di impact factors di natura internazionale non vi è dubbio che Igiene e Sanità pubblica, insieme ad altre riviste con analoghi contenuti editoriali, è risulta sino ad oggi visibilmente penalizzata. L'interesse spesso localistico, l'attenzione all'organizzazione dei servizi sanitari ed all'analisi dei sistemi sanitari, i frequenti riferimenti a provvedimenti specifici della legislazione italiana, sebbene animati da espliciti intenti di rilevanza pratica, non premiano di fatto la visibilità e riconoscibilità in campo internazionale, fattore questo aggravato dalla edizione in lingua italiana e dalla mancata indicizzazione internazionale (ora superata).

In questo contesto in parte critico, l'accreditamento della Rivista nel circuito internazionale è accompagnato e supportato da due ulteriori iniziative editoriali: una rilevante estensione del comitato scientifico, che accoglie Marck McCarthy, Bertram Flehmig e Walter Ricciardi [4] fra i propri autorevoli componenti e lo sforzo di modernizzazione tecnologica, con la messa a regime di un sito che consente l'accesso ai contenuti pubblicati dal 1994 in poi [5]. Il percorso scelto non è facile. Da questo numero aumenta l'esigenza di autorevolezza ed è evidente ed esplicita la responsabilità di garantire pubblicamente e su una vetrina internazionale che i contributi pubblicati forniscano informazioni valide ed accessibili ad altri ricercatori, a chi pratica la disciplina ed altri interessati all'argomento. Aumenta di conseguenza la responsabilità di selezionare, e quindi giudicare, i lavori da pubblicare sulla base dell'onestà delle informazioni, dell'eticità del contenuto, della ricaduta sociale, della consapevolezza dei costi, umani prima che monetari, che vanno sprecati in caso di mancata pubblicazione. Tutti temi che uniscono allo spessore specifico una stringente attualità. Basti ricordare che l'Istituto Superiore di Sanità ha programmato, per il 20-22 novembre 2002, il congresso "Salute e informazione tra certezze e persuasione" che intende presentare una rassegna dell'informazione sanitaria per ricercatori, operatori sanitari, studenti e grande pubblico, offrendo una panoramica delle strategie di comunicazione e diffusione dell'informazione. Ed inoltre la World Association of Medical Editors (WAME, www.wame.org), costituita nel 1995 a Bellagio, ha di recente pubblicato le linee guida di un buon Editore (A Syllabus for Prospective and Newly Appointed Editors).

In conclusione, pur consapevoli dei debiti confronti e dovute relatività, non si può che aderire agli obiettivi che l'autorevole rivista JAMA si è data [6] in tema di responsabilità editoriale. Rivisitati per l'occasione a nostro uso tali linee guida possono così sintetizzarsi:

1. pubblicare articoli originali, importanti, ben documentati e revisionati sui diversi argomenti che costituiscono la nostra disciplina;
2. provvedere alla formazione continua nella teoria e la pratica della sanità pubblica dei lettori, fornendo sin dove possibile un supporto scientifico alle decisioni;
3. mettere in grado i lettori di essere informati nelle varie branche della nostra disciplina, ed anche in quelle affini e complementari;
4. cercare di migliorare la sanità pubblica in tutti i paesi elevando la qualità dell'assistenza sanitaria, della prevenzione delle malattie, e la ricerca, con l'aiuto di una sempre più ampia platea di lettori;
5. suscitare un dibattito approfondito ed equilibrato su problemi controversi che interessano la sanità pubblica e l'assistenza sanitaria in genere;
6. anticipare, ove possibile, importanti argomenti e tendenze della sanità pubblica;
7. allargare, quando necessario, le informazioni ad argomenti di cultura generale quali la
politica, la filosofia, l'etica, la giurisprudenza, l'economia, la geografia, la storia e così via;
8. seguire la politica della nostra Società scientifica (SItI) pur mantenendo l'indipendenza, l'obiettività e la responsabilità editoriale;
9. rispettare l'etica del giornalismo medico e confezionare una rivista puntuale, credibile, e comunque piacevole ed interessante da leggere;
10. in aggiunta a questi obiettivi specifici di una Rivista scientifica, tenere in ogni caso presente le finalità sociali di cercare di migliorare la condizione umana.

Note  
[1] Health Sciences Subcommittee of the Medical Committee of Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences: The social impact of applied health research: towards a quality assessment system. Amsterdam: KNAW, 2001 (www.knaw.nl/cg).
[2] Calza L, Garbisa S. Italian professorships. Nature 1995, 374:492.
[3] Seglen PO. Why the impact factor of journals should not be used for evaluating research. BMJ 1997, 314:498-502.
[4] Mark McCarthy, Professore di Sanità Pubblica dell'University College di Londra, Bertram Flehmig, Professore di Virologia dell'Istituto di Igiene dell'Università di Tubinga, Walter Ricciardi, Straordinario di Igiene dell'Università Cattolica di Roma.
[5] Cfr. Editoriale. Igiene e Sanità pubblica ed Internet. IgSanPubl 2000, 56:177-80 (www.igiene.org).
[6] The key and critical objectives of JAMA. JAMA 2000, 283:2168.