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Igiene e Sanità Pubblica è una rivista scientifica fondata nel 1945
da Gaetano Del Vecchio.

Editoriale

Governo clinico (Clinical Governance) e Sanità pubblica

(Medline - Index - Medicus)

Il disegno di legge sul governo clinico presentato recentemente dal ministro della
salute Sirchia(1) ha dato luogo a molti commenti, in generale non positivi, da parte di
numerose componenti del Servizio sanitario nazionale(2). Il clamore suscitato dalla
proposta di introdurre la figura di un “coordinatore clinico” nell’ordinamento delle
Aziende sanitarie ha avuto il merito di richiamare l’attenzione sulla “clinical
governance”, una strategia di cui si sente fortemente la mancanza nel nostro Servizio
sanitario nazionale.
Va innanzitutto premesso che la nomina di un “coordinatore clinico aziendale” poco
ha a che vedere con il governo clinico, nella accezione con la quale è stato introdotto
nel Servizio sanitario nazionale britannico(3). La clinical governance è stata infatti
definita dal ministero della sanità inglese come “l’insieme degli strumenti organizzativi
attraverso i quali le istituzioni del NHS assumono una diretta responsabilità per il
miglioramento continuo della qualità dell’assistenza e per mantenere elevati livelli di
servizio, attraverso la realizzazione delle condizioni necessarie per favorire
l’espressione dell’eccellenza professionale”(4).
Si tratta quindi di un’idea tanto semplice da esprimere quanto complessa da tradurre
in azioni concrete, e che ha prodotto una vastissima letteratura nello sforzo di esplicitare
tutti gli aspetti inerenti a questo concetto(5), senza contare la istituzione di numerose
specifiche Agenzie(6) per la sua realizzazione.
Alla semplicistica ipotesi che la presenza di un “coordinatore clinico aziendale” -
ammesso che il provvedimento venga trasformato in legge - sia sufficiente a creare
una forma di governo clinico nell’ambito del Ssn si oppone la constatazione che il
rinnovamento deve riguardare atteggiamenti e comportamenti di tutti i membri
dell’organizzazione.
Il termine di clinical governance(7) viene infatti usato per abbracciare tutte le attività
che sono state proposte per migliorare la qualità dei servizi sanitari, comprese quelle
strumentali quali il monitoraggio dei processi assistenziali e la valutazione dei risultati,
e talmente numerose e variegate da rendere difficile anche farne un mero elenco(8).
Nella presentazione del citato documento(3), le parole del ministro della sanità
dell’epoca, Frank Dobson, sono altamente significative delle intenzioni “politiche” della riforma del NHS, soprattutto per quanto riguarda la centralità che assume la
qualità nell’erogazione dell’assistenza sanitaria(9), il superamento della cultura
economicista(10), il sostegno delle Agenzie deputate a garantire i vari aspetti della
qualità(11), la diffusa responsabilità del governo clinico(12), e gli obiettivi e la lunga
durata del progetto(13).
Come si vede, partendo dall’idea di base che la qualità dell’assistenza non è
attribuibile al comportamento di singoli soggetti, viene caldeggiato l’approccio
sistemico che richiede il coinvolgimento di tutte le componenti del servizio sanitario,
senza distinzione di ruolo (medico, infermieristico, tecnico, amministrativo ecc.),
di funzioni (ospedaliere, territoriali), di attività (prevenzione, cura, riabilitazione),
di livelli organizzativi (aziendale, unità operativa, singoli individui). Tanto che si
è posto particolare impegno nell’illustrare le possibilità di realizzazione del governo
clinico nei vari settori del NHS, in particolare l’assistenza sanitaria di base(14).
Trova quindi conferma la natura diffusa del governo clinico peculiare delle aziende
sanitarie, in alternativa a quello che in termini aziendalistici viene chiamato
“corporate governance”, cioè delle condizioni, dei meccanismi e degli strumenti di
gestione clinica e finanziaria che assicurano che le aziende siano gestite in modo
efficiente in funzione del pubblico interesse. La governance è una modalità di
governare(15) sistemi complessi caratterizzati da forti autonomie(16) che, in quanto
forti, si influenzano e si limitano a vicenda, ed in presenza di una confusione di
responsabilità come si verifica laddove operano reti di individui o di strutture autoorganizzate e laddove c’è da difendere interessi non solo economici ma di valori
(come la salute). Oltre a queste situazioni, la governance è consigliata specialmente
laddove si intende passare dalla produzione di prestazioni alla erogazione di servizi,
in quanto ciò richiede la collaborazione di più professionalità, talora presenti in
settori diversi del sistema (ad es. servizi sociosanitari o servizi di tutela ambientale),
trovando un equilibrio nelle relazioni fra ed entro team multiprofessionali.
Ma non basta, in quanto con la clinical governance si è inteso superare, attuando
radicali cambiamenti di natura culturale, organizzativa, gestionale, i conflitti
“endemici” di ogni sistema sanitario. Innanzitutto cercare di eliminare la tensione
“fisiologica” tra buona pratica assistenziale (preventiva, curativa e riabilitava) a
favore dei singoli soggetti e tutela degli interessi dell’intera popolazione. Ciascun
operatore dovrebbe contemperare entro l’esercizio della pratica clinica sia la
tradizionale funzione professionale, sia la nuova funzione gestionale(17), anche se
comporta una doppia e potenzialmente conflittuale responsabilità nei confronti
dell’azienda e nei confronti del singolo paziente.
Inoltre la clinical governance dovrebbe riuscire a rimuovere il conflitto fra la
componente professionale e la componente amministrativo-gestionale dell’azienda,
rappresentata quest’ultima in particolare dall’organo monocratico del direttore
generale, di nomina fiduciaria, di esperienza professionale indefinita e di
formazione imprecisata. Alla luce di una condivisa missione di miglioramento
della qualità totale le scelte gestionali non dovrebbero ignorare il loro impatto
sulla funzione assistenziale, mentre le decisioni assistenziali assunte dai clinici
per il singolo paziente dovrebbero necessariamente considerare la loro ricaduta
gestionale.
Inoltre la clinical governance intende riaccendere nella dirigenza sia gestionale che
professionale il vetusto “spirito di servizio” (o se si preferisce “senso di responsabilità”)
tipico delle aziende che producono servizi alla persona e che è andato perso nell’ambito
dei servizi pubblici per la accentuata importanza data ai diritti rispetto ai doveri dei
pubblici dipendenti in genere, e della sanità in particolare.
Ed infine al centro della clinical governance c’è, al contrario di quello che succede in
Italia, tutta la filosofia pragmatica anglosassone nel senso di fare tesoro delle esperienze,
buone o cattive che siano. Ogni struttura sanitaria inglese ha il dovere di pubblicare i
risultati ottenuti con l’applicazione del governo clinico facendone partecipi le altre.
Si può dire, con le parole di un giornalista(18), che il disegno di legge Sirchia è una
operazione squisitamente politica e c’è da chiedersi quindi perché si desidera la presenza
di un “coordinatore clinico aziendale” e non la fondazione di un vero governo clinico
delle aziende sanitarie stante che, a distanza di qualche anno(19), non è ancora stata
data a questa domanda una risposta soddisfacente.
Ad onor del vero elementi riferibili alla clinical governance inglese si ritrovano espressi
nella vigente normativa italiana(20) ma non facenti parte di un disegno strategico
completo e soprattutto non accompagnati da una volontà di realizzazione.
C’è molto da imparare dalla esperienza inglese: in primis aver messo in primo piano
il tema della qualità dell’assistenza, poi l’abitudine a rendere manifesti ed espliciti i
tentativi sperimentali ed infine la responsabilità di governance che grava su tutti
coloro che hanno una qualche funzione dirigenziale. Si tratta di tre iniziative: qualità
dell’assistenza, diffusione della cultura organizzativa e responsabilità accompagnata
dalla possibilità di fornire prove di ciò che si sta facendo (accountability)(21), di cui il nostro Ssn ha tanto bisogno.


Augusto Panà, Armando Muzzi

Note
(1) Disegno di legge “Principi fondamentali in materia di Servizio sanitario nazionale” approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 19 dicembre 2003.
(2)Panorama della Sanità 2004; 17: n. 2 (Finzi G. Pericolosamente indietro nel tempo; Catananti C, Aparo UL. Il destino dei direttori incrociati. Mete R. «Non sono poche le perplessità»; Panà A. Giuste intuizioni, modalità sbagliate; Trecca P. … e onestà di intenti); Sole 24 ore sanità n.9 del 9-15 marzo 2004 (Manager, parlamentari e medici bocciano senza appello il progetto del ministro sul governo clinico. Governance, Sirchia “non passa”); L’Ospedale 2004; 7: n. 1 (Editoriale.
Alcune riflessioni).
(3)Il documento (Department of Health. A First Class Service. Quality in the new NHS. London: 1998) col quale è stata introdotta la Clinical Governance nel Servizio sanitario nazionale inglese è stato integralmente riprodotto e tradotto in questa rivista (Igiene e Sanità pubblica 1999; 55: 189-267)
(4)«Clinical governance can be defined as a framework through which NHS organisations are accountable for continuously improving the quality of their services and safeguarding high standards of care by creating an environment in which excellence in clinical care will flourish»
(5)Di grande interesse la pubblicazione del periodico Clinical Governance Bulletin
(www.rsmprwess.co.uk/cgb.htm) che ha costantemente seguito la realizzazione della clinical governance nel NHS. A conferma della importanza della materia, alla stessa sono dedicati anche i periodici “The Journal of Clinical Governance” e “Clinical Governance: an international Journal”.
(6) Ad esempio il Clinical Governance Support Team (www.cgsupport.nhs.uk), la Commission for Health Improvement (www.chi.nhs.uk) e la NHS Modernisation Agency (www.modern.nhs.uk).
(7)Secondo Borgonovi, laddove si vuole valorizzare e non vincolare l’apporto professionale, umano e motivazionale del personale sanitario, sarebbe più corretto parlare di professional governance piuttosto che di clinical governance (Sole 24 ore sanità n. 9 del 9-15 marzo 2004).
(8)Hatchard ed Allen elencano una serie di temi pertinenti alla clinical governance (clinical audit; clinical risk; critical incidents; complaints; health and safety (non clinical risk); appraisal; reports from the NICE; clinical effectiveness; clinical records; research; personnel policy; training and development; patient involvement) ognuno dei quali meriterebbe un ulteriore approfondimento (Hatchard K, Allen S. Directorate-based clinical governance. Introduction of a standardised reporting template. Clin. Governance Bull. 2002; 2: 7-8).
(9) «Tutti gli utenti del National Health Service hanno diritto ad un’assistenza di elevata qualità che non dovrebbe essere subordinata al caso, ovvero a dove si ha la ventura di risiedere. Il Governo è determinato a fornire a tutti gli utenti un servizio di prim’ordine; devono cessare le inaccettabili disparità di trattamento che sono andate aumentando in questi ultimi anni. L’obiettivo è quello di ottenere un accesso equo e tempestivo a trattamenti moderni e affidabili; il servizio dovrà essere erogato con cortesia e con unaprofonda comprensione delle preoccupazioni e le paure dei pazienti. Le decisioni cliniche dovranno basarsi sulle prove di efficacia migliori possibili e il personale dovrebbe essere aggiornato sui più recenti sviluppi del loro settore».
(10)«È ferma intenzione del Governo porre la qualità al centro dell’assistenza sanitaria. Per troppo tempo l’accento è stato posto esclusivamente sul conteggio dei numeri, sulla misurazione dell’attività, sui tagli di ciò che poteva essere tagliato, ma ignorando completamente le vere necessità degli utenti. L’efficienza è, sì, un fattore importante, ma l’elevata qualità e il costo-efficacia sono due lati della stessa medaglia; ambedue sono necessari».
(11)Il Governo sta fornendo nuovi strumenti quali il National Institute for Clinical Excellence = NICE; il National Service Frameworks – NSFs; la Commission for Health Improvement = CHImp; il National Framework for Assessing Performance – NFAP; ed il National Survey of Patient and User Experience per assicurare che ambedue (elevata qualità e costo-efficacia) vengano raggiunti in quanto entrambi si devono perseguire all’interno del NHS.
(12)«Le Organizzazioni locali del NHS saranno tenute ad assumersi la responsabilità del
governo clinico accertandosi che gli standard siano rispettati. Il personale sarà messo in condizione di partecipare al processo di apprendimento continuo in modo da aggiornare costantemente le proprie capacità, e il Governo si impegna ad assicurare che gli standard di auto-regolamentazione professionale siano rigorosi e in linea con le legittime aspettative degli utenti».
(13)«Tutte queste misure si completeranno e si potenzieranno a vicenda, assicurando che l’assistenza di elevata qualità diverrà ovunque la norma. I cambiamenti non saranno immediati, essi fanno parte del nostro programma decennale di modernizzazione dei servizi sanitari in Inghilterra. Continueremo a rinforzare e a sostenere le competenze e l’innovazione nella pratica clinica finora dimostrata dal personale del NHS. Lo scopo è semplice: la migliore assistenza a tutti i pazienti e in ogni luogo»
(14)La questione di come applicare il governo clinico nell’assistenza sanitaria di base è stata oggetto di approfondimento da parte del British Medical Journal con una serie di cinque articoli (Clinical governance in primary care): Rosen R: Improving quality in the changing world of primary care. BMJ 2000, 321, 551-4; Allen P: Accountability for clinical governance: developing collective responsibility for quality in primary care. BMJ 2000, 321, 608-11; Huntington J, Gillam S, Rosen R: Organisational development for clinical governance. BMJ 2000, 321, 679-82;
Pringle M: Participating in clinical governance. BMJ 2000, 321, 737-40; McColl A, Roland M: Knowledge and information for clinical governance. BMJ 2000, 321,
871-4.
(15)La teoria politica di tradizione anglosassone utilizza il termine government per designare le istituzioni formali dello stato e per significare il loro monopolio sull’esercizio legittimo del potere di coercizione. A questa forma di esercizio del potere contrappone la governance, focalizzata sulla gestione di processi di consultazione e di concertazione che per raggiungere i loro obiettivi non ricorrono all’esercizio dell’autorità e all’applicazione di sanzioni.
(16)“Sistema complesso caratterizzato da forti autonomie” è una delle tante definizioni di azienda e quindi sinonimo di azienda sanitaria.
(17) Con la vigente normativa, alla componente professionale è stata data una (relativa) autonomia organizzativa e gestionale («le aziende …. definiscono meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dai dirigenti, in relazione ai programmi e obiettivi da perseguire correlati alle risorse umane, finanziarie e strumentali effettivamente disponibili». Contratto collettivo di lavoro dei medici del Ssn 1998-2001) ma senza efficaci meccanismi di partecipazione all’elaborazione delle strategie aziendali.
(18)«Si può non essere d’accordo sulla “razionalizzazione delle strutture” o sulla “ottimizzazione dei costi”? È possibile non condividere la “focalizzazione sul prodotto” o “l’eliminazione delle duplicazioni delle funzioni”? Ma ci mancherebbe. Sono parole luccicanti, obiettivi sanissimi, concetti ultramoderni. Eppure, dietro questo lessico bocconiano che ha il sapore dell’efficienza e del risanamento, si nasconde una lucidissima operazione politica» (Sebastiano Messina. La riforma che militarizza la RAI. La Repubblica, martedì 6 aprile 2004).
(19)Taroni F, Grilli R. È possibile un governo clinico delle aziende sanitarie? Politiche sanitarie 2000; 1: 64-76.
(20)Ad esempio quando si afferma che «La Direzione è responsabile della creazione delle
condizioni organizzative che facilitino e consentano la promozione e il supporto ad attività valutative e di miglioramento dei processi di erogazione dei servizi e delle prestazioni» (DPR 14.1.1997 Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private), oppure «il raggiungimento di tutti i suddetti obiettivi necessita della misurazione e della valutazione comparativa dei risultati ottenuti, sul versante sia quantitativo sia qualitativo. Non è infatti possibile assicurare pari dignità e pari trattamento a tutti gli utenti senza disporre di strumenti per la verifica del lavoro fatto e della qualità raggiunta nelle varie realtà. La soddisfazione degli utenti e la loro corretta informazione, la qualità delle prestazioni, i risultati ottenuti in termini
clinici e sociali, nonché il rapporto tra costi e risultati devono costituire una parte
significativa degli obiettivi da raggiungere e delle misurazioni e valutazioni da effettuare in modo comparativo fra le diverse realtà territoriali» (DPR 23.5.2003 Approvazione del Piano sanitario nazionale 2003-2005).
(21)Il termine accountability è usato spessissimo nella letteratura anglosassone ed intraducibile in italiano. «Parola chiave della democrazia anglosassone. In Italia non è stata ancora tradotta» (Indro Montanelli. La stanza. Corriere della Sera, 12.4.1999) forse perché manca il sottostante costrutto. «Indica il dovere di rendere conto di ciò che si è fatto a chi ci ha dato l’incarico e/o ci paga lo stipendio e/o ci ha messo a disposizione delle risorse.
La responsabilità indica piuttosto i doveri verso i destinatari degli interventi» (Morosini P, Perraro F: Enciclopedia della gestione di qualità in sanità. Centro scientifico editore, Torino, 2000).